Il filo rosso della lettura

Libera enim sunt cogitationes nostrae
«Liberi, infatti, sono i nostri pensierii.»
Cicerone, Pro Milone, XXIX, 79

Esistono parole che continuiamo a usare senza più interrogarci sulla loro origine. Una di queste è “rubrica”. Oggi indica una sezione editoriale, uno spazio dedicato a temi e riflessioni ricorrenti.
Eppure custodisce una storia molto più antica.
Il termine deriva dalla terra rossa (rubrica, da ruber, rosso) impiegata nell’arte libraria antica, un pigmento con cui venivano scritti i titoli, le iniziali, le segnature e gli indices dei rotoli papiracei:
piccoli segni destinati a orientare il lettore prima ancora che iniziasse la lettura. La rubrica era ciò che guidava lo sguardo, distingueva l’essenziale, indicava un percorso.
La stessa radice attraversa anche il Diritto romano. La rubrica legis era il titolo della legge, scritto in rosso per annunciarne il contenuto e fissarne il principio fondamentale. Il rosso non aveva una funzione ornamentale: era il colore dell’orientamento, della memoria, del riconoscimento.
Ma la storia dell’ocra rossa è ancora più antica della scrittura. La ritroviamo nelle pitture rupestri preistoriche, nelle statuette rituali, nei corredi funerari, come segno di memoria e di permanenza. È una materia semplice e terrestre che, fin dalle origini, accompagna il bisogno dell’uomo di lasciare
una traccia.
Anche nel Medioevo e nel Rinascimento l’ocra rossa continua a riapparire. È la terra della sinopia, il cui nome deriva dall’antica città di Sinope, sulle coste del Mar Nero, celebre fin dall’antichità per la qualità delle sue terre rosse. Con quel pigmento veniva tracciato il disegno preparatorio nascosto sotto gli affreschi e i mosaici: una traccia destinata a scomparire sotto il colore, ma indispensabile per dare forma all’opera. E quando il tempo consuma gli intonaci, quella linea riaffiora dal fondo, lasciando intravedere il pensiero originario dell’artista. 
Forse ogni lettura autentica funziona allo stesso modo.
Esiste sempre un filo nascosto che attraversa le parole, collega i pensieri e orienta lo sguardo.
Leggere non significa soltanto accumulare libri o informazioni, ma imparare a riconoscere quei segni che permettono di comprendere più profondamente ciò che abbiamo davanti.
L’indice.
La traccia.
La guida.
Il filo rosso che attraversa il testo.
I libri, quando indicano le tracce del Vero, trasmettono conoscenze che trasformano il nostro modo di guardare il mondo. Rendono più consapevole il giudizio, più saldo il pensiero, più libera la mente, Libera enim sunt cogitationes nostrae. I nostri pensieri sono liberi perché nessuno può impedire alla mente di riconoscere il Vero quando ne riconosce le tracce.

Acanthus

La mano e la traccia

C’è un momento preciso in cui il foglio bianco smette di essere superficie e diventa attesa. Non è soltanto un supporto: è una soglia. In un tempo che tende a...

Leggi tutto
Il filo rosso della lettura - victrix

Il filo rosso della lettura

Esistono parole che continuiamo a usare senza più interrogarci sulla loro origine. Una di queste è “rubrica". Oggi indica una sezione editoriale, uno spazio dedicato a temi e riflessioni ricorrenti....

Leggi tutto

Ogni libro è un viaggio…

Dalle rovine di Mistrà ai manoscritti della Marciana: sulle tracce del Trattato delle Leggi di Giorgio Gemisto Pletone Nell'opera editoriale un libro non nasce mai soltanto da una traduzione, da...

Leggi tutto