“Ho degli amici (i libri), la cui società è per me deliziosissima; sono uomini di tutti i paesi e di tutti i secoli; distinti in guerra, in pace e nelle lettere, facili a mantenersi, pronti sempre ai miei cenni, li chiamo e li congedo quando più mi aggrada… essi non van mai soggetti ad alcun capriccio , ma rispondono a tutte le mie domande.“
(Francesco Petrarca)
Viviamo immersi nella civiltà della fretta, dove tutto è consumato e subito dimenticato. Anche i libri finiscono per essere trattati come prodotti a breve scadenza: si divorano in fretta, appaiono e scompaiono dalle vetrine al ritmo incalzante delle novità, ridotti a merce effimera più che a nutrimento duraturo. Eppure il libro non nasce per correre. Nasce per restare. È custode silenzioso del tempo, raccoglie pensieri, emozioni, saggezze e li consegna alla memoria eterna. Anche quando resta dimenticato su uno scaffale impolverato, il libro non smette di “parlare” – aspetta soltanto che qualcuno apra le sue pagine, per far vivere di nuovo saggezza, stupore e bellezza.
Proprio per questo abbiamo dato vita alla rubrica “Libri polverosi”, un percorso di riscoperta di libri dimenticati, ma capaci ancora oggi di nutrire mente e spirito.
Ci guida un motto antico: Festina lente, “affrettati lentamente”.
Due parole in apparente contraddizione che custodiscono un insegnamento profondo: vivere con lentezza per dare peso al tempo, vivere con attenzione per rendere ogni istante compiuto.
Così insegnava Augusto, così lo raffigurava Cosimo I nel simbolo della tartaruga, col suo incedere lento e della vela gonfiata dal vento che sospinge con forza le navi, così lo impresse Aldo Manuzio nel simbolo del delfino e dell’ancora. Così è il libro: immobile e silenzioso, ma racchiude dentro di sé un mare di profonda conoscenza in continuo movimento. In questi mari interiori che i nostri “libri polverosi” ci invitano a navigare: con lentezza che avanza, con radici che tengono, con una vela sempre spiegata.

