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La religione di Virgilio

18.00

di Pierre Boyancé

Virgilio è sempre stato considerato una personalità religiosa esemplare, colui che ha incarnato e cantato lo spirito religioso di Roma meglio di chiunque altro fra gli autori poetici; il suo genio e la sua opera presentano una profondità che gli studiosi comuni non riconoscono alla “religione romana”. Questo purtroppo si iscrive in quella tendenza che ormai prevale da decenni, per non dire da oltre un secolo, per la quale la religione romana viene presentata in un modo molto limitato e distorto: “…l’idea che abbiamo della religione romana sarà un’idea mutila e imprecisa, se non sappiamo integrarvi la religione di Virgilio. Questa religione è spesso considerata meschina, prosaica, senza una mitologia brillante, né sentimenti mistici: può essere dimostrato, grazie a Virgilio, che essa può invece aprirsi ai più ampi orizzonti…”.

Disponibile da fine Novembre

Descrizione

di Pierre Boyancé

Virgilio è sempre stato considerato una personalità religiosa esemplare, colui che ha incarnato e cantato lo spirito religioso di Roma meglio di chiunque altro fra gli autori poetici; il suo genio e la sua opera presentano una profondità che gli studiosi comuni non riconoscono alla “religione romana”. Questo purtroppo si iscrive in quella tendenza che ormai prevale da decenni, per non dire da oltre un secolo, per la quale la religione romana viene presentata in un modo molto limitato e distorto: “…l’idea che abbiamo della religione romana sarà un’idea mutila e imprecisa, se non sappiamo integrarvi la religione di Virgilio. Questa religione è spesso considerata meschina, prosaica, senza una mitologia brillante, né sentimenti mistici: può essere dimostrato, grazie a Virgilio, che essa può invece aprirsi ai più ampi orizzonti…”.
In Virgilio si trova espressa la religiosità romana, che deriva dalla profonda coscienza di un religioso esemplare, capace di cantare tutta la profondità spirituale che la religione di Roma presenta, nonostante i tentativi di occultarne la sua vera essenza. La chiara rappresentazione dell’importanza assoluta del Deos seqvi, apre una precisa finestra sul cuore dell’eroe religioso, Enea. In ogni istante egli cerca l’obbedienza al Fato, nei pensieri, nelle parole e nelle azioni, egli è colui che mostra quale deve essere la condotta del vero religioso romano, compie tutti i riti generali, ma la pietà autentica è ben altro. Enea è un perfetto capo religioso, conosce alla perfezione la scienza del rituale, sa offrire agli Dei quando conviene, esegue alla perfezione i diversi riti, ma erra profondamente chi crede che questa “pietà rituale” non abbia nulla di interiore, di spirituale e mistico, chi crede che questa modalità religiosa si limiti ai gesti che essa deve svolgere e alle parole che deve pronunciare.
… La costante conformazione agli Dei non è questione di atti formali esteriori, ma di un complesso di atti di tutto l’uomo, che Virgilio, maestro di religio, descrive in modo magistrale e fa incarnare ad Enea. Solo una rigorosa fede negli Dei, nella loro opera provvidenziale, un preciso credere Deos, è fondamento della vera pietas, non un fare senza l’essere dell’uomo, ma un “fare sacro” che coinvolge tutto l’uomo, a partire dalla sua essenza divina. La vera religione espressa da Virgilio “… non è la religione morta che consiste nel celebrare i riti tradizionali…” in modo formale, non è sufficiente rapportarsi meccanicamente agli Dei, ad esempio secondo il calendario dei giorni.
…Virgilio esprime la vera pietas, non quella falsata da moltissimi studiosi accademici, fa vivere il credere di Enea come il vero fondamento della religione, senza il quale la pietas è vuota, illusoria, un credere che via via nella sua ascesi diviene credo divino perfetto, al momento in cui Enea intellige pienamente, al culmine dell’anabasi negli Elisi, il senso universale della sua missione.
Pierre Boyancé (1900 – 1976) Professore all’Università di Bordeaux (1928-1944), poi a Parigi (1945-1960); dal 1960 al 1970 direttore della Scuola francese di Roma.
Modesto e sagace cultore dell’antichità non solo dal punto di vista letterario e filologico ma anche filosofico e religioso, ebbe l’audacia di denunciare “paradossali omissioni”, interpretazioni errate o anacronismi (come nel caso di J.P. Sarte su Epicuro) di una “scienza delle religioni” che come lui diceva doveva partire dall’essere una “storia delle religioni”. Ci lascia una lezione di integrità intellettuale, dando un avvertimento contro la tentazione “di ritornare (scrisse) all’atteggiamento di quei secoli che non erano in grado di concepire il passato se non a propria immagine”. Non disdegnava di pubblicare opere per gli studenti, sempre con la stessa preoccupazione pedagogica di esporre semplicemente, in tutta onestà intellettuale, ciò che i testi ci permettono di comprendere. Il rispetto per il testo e l’autore è una condizione sine qua non della filologia.
Tra le sue opere: Études sur le Songe de Scipion (1936); Le culte des Muses chez les philosophes grecs (1937); Lucrèce et l’épicurisme (1963); Études sur l’humanisme cicéronien (1970); Études sur la religion romaine (1972).

Informazioni aggiuntive

Collana

Religio Romana

Autore

Pierre Boyancé

Rilegatura

Brossura

N. di pagine

152

ISBN

978-88-31966-06-1

Formato

15×21

Editore

Victrix Edizioni

Sommario

Presentazione

Premessa

Capitolo Primo – «VITA»

CAPITOLO II – «DEI»

CAPITOLO III – «FATVM»

CAPITOLO IV – «PIETAS»

CAPITOLO V – «DIVINATIO»

CAPITOLO VI – «SIBILLA»

CAPITOLO VII – «INFERI»

CONCLUSIONE

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Pierre Boyancé- La religione di Virgilio - VictrixEdizioni