//Il Culto privato di Roma Antica vol. I

Il Culto privato di Roma Antica vol. I

27.00

La religione nella vita domestica

Un autorevole saggio sulla Religione Romana che presenta come pregio un’analisi approfondita dei documenti. Il culto privato è il cuore della Religione Romana e questo volume sviluppa la modalità dei Sacra Privata nella Gens-Familia.

Attilio De Marchi (n. 18-3-1855/m. 29-12-1915) fu insigne cultore degli studi classici, insegnante di Antichità Romane nella R. Accademia Scientifico-Letteraria di Milano, raccolse nella sua monumentale opera sul culto privato di Roma antica la somma delle sue conoscenze religiose, filosofiche, antiquarie, letterarie, un’opera che ancora oggi, a distanza di oltre un secolo (il primo volume vide la luce nel 1896 ed il secondo nel 1905), resta unica ed insuperata nel suo genere.

L’opera del De Marchi è validissima e fondamentale, in essa è raccolto un vastissimo materiale di studio, il quale, esposto secondo una modalità umana e “scientifica” moderna, non risulta sufficientemente trasposto nella dimensione autentica dello spirito religioso romano tradizionale. In tale pur valida materia, occorre insufflare lo spirito vivificante della dimensione metafisica operativa del culto, occorre orientare la interpretazione del dato filologico in senso tradizionale Romano, le basi documentarie letterarie così possono costituire quel segno basilare da cui l’azione della contemplazione estrae lo spirito nella sua purità metafisica, quella propria all’autentico nucleo del culto privato.

De Marchi dedicò massimo impegno e amore ad una disciplina che riteneva fondamentale per comprendere la formazione e la struttura del culto pubblico di Roma antica, lo studio delle antichità private; egli rilevò l’importanza e l’autonomia del culto privato rispetto a quello pubblico, la sua relativa indipendenza e continuità rispetto al culto pubblico, la sua assoluta importanza per il mantenimento della Pax Deorum Hominumque e delle tradizioni gentilizie divine costituenti il nucleo essenziale della Roma delle origini, nucleo sul quale si costituì l’originario Senato Patrizio, detentore della Autorità religiosa e civile di Roma.

Dotato di una preparazione notevolissima, con una padronanza della filologia romana indiscussa, struttura solidamente le sue argomentazioni ed inquadra la sua esposizione in un contesto adeguato, senza subire in maniera fuorviante i pregiudizi e le deviazioni che nel suo tempo si sviluppavano sugli Studi Romani, con pesanti distorsioni di carattere evoluzionistico-storicistico-sociologico.

L’opera sul culto privato è divisa in due volumi, il primo raccoglie l’organizzazione del culto nella Gens-Familia, il secondo volume si estende alla trattazione di specifici culti gentilizi e di quanto nella Gens è culto comune, inoltre tratta la religione dei collegi privati, dei sodalizi e delle associazioni in cui si avevano culti specifici.

In questo primo volume il De Marchi sviluppa in modo unitario e centrale la modalità dei Sacra Privata nella Gens-Familia, apre la trattazione con una esposizione della teologia e della psicologia della Religione Domestica, tratta delle strutture cultuali e degli spazi sacri nella Domus, così come degli arredi e delle suppellettili dei sacrari e delle edicole; egli definisce altresì l’esercizio del sacerdozio domestico e la base del suo officio rituale, inoltre esamina i riti centrali e portanti il culto famigliare, dalla nascita al matrimonio, alla morte; completa la trattazione una descrizione delle celebrazioni delle principali feste calendariali domestiche, una esposizione degli atti completanti la pietas gentilizia, con particolare riguardo ai sacrifici, alle offerte e alle preci, per terminare con un profilo delle condizioni psico-spirituali del soggetto gentilizio nei suoi atti religiosi.

L’opera del De Marchi è validissima e fondamentale, in essa è raccolto un vastissimo materiale di studio, il quale, esposto secondo una modalità umana e “scientifica” moderna, non risulta sufficientemente trasposto nella dimensione autentica dello spirito religioso romano tradizionale. In tale pur valida materia, occorre insufflare lo spirito vivificante della dimensione metafisica operativa del culto, occorre orientare la interpretazione del dato filologico in senso tradizionale Romano, le basi documentarie letterarie così possono costituire quel segno basilare da cui l’azione della contemplazione estrae lo spirito nella sua purità metafisica, quella propria all’autentico nucleo del culto privato.

COD: RR-2 Categoria: Tag:

Descrizione

‘Studiare la concezione della morte presso un uomo, una tribù, un popolo, significa in gran parte studiare la concezione della vita.’

Tutte le civiltà antiche, comprese quelle romana e greca, erano di natura religiosa, ogni loro espressione sensibile fondava sulla realtà intelligibile divina, la quale era mediata dalle autorità sacerdotali, in modo analogico simbolico, attraverso miti, segni, figure, enigmi, riti. La conoscenza essenziale del divino richiede un processo specifico di elevazione dell’intelligenza all’interno di una regolare tradizione sapienziale religiosa; il compimento dell’itinerario sapienziale porta alla completa comprensione dell’essenza divina e perciò alla realizzazione delle condizioni necessarie affinché i segni sacri siano adeguatamente decifrati.le apoteosi misteriche e imperiali, nelle religioni greca e romana, rimane ancora oggi una delle più complete ed organiche che trattano l’argomento secondo una prospettiva filologica scientifica. La sintesi di fonti e materiali raccolta da Pascal è di grande utilità per lo sviluppo di una ermeneusi sacra per quanti, “pochi che drizzaste il collo/ per tempo al pan delli angeli”, come dice Dante, vorranno e sapranno penetrare oltre il velame dei simboli e delle allegorie poetiche e teologiche, per compiere il beatificante viaggio.

Informazioni aggiuntive

Collana

Religione Romana

Autore

De Marchi, A.

Anno di edizione

2003

Rilegatura

Brossura

N. di pagine

248

Formato

17×24

Editore

Victrix Edizioni