//Gli AVGVRES

Gli AVGVRES

19.00

“Furon chiamati così i sacerdoti incaricati d’interrogare, mediante l’interpretazione di segni naturali, che costituivano gli auspicii, la volontà di Giove intorno ad atti determinati.Se gli Dei non consentono, ed è estraneo allo spirito della religione romana, di indagare e conoscere il futuro essi non isdegnano di concedere o negare il loro assenso alle azioni umane, prima che vengano intraprese, inviando segni, che regole tradizionali determinino ed aiutino a rivelare. Custodi di queste regole, il cui complesso forma la scienza degli auspicii, sono, per la natura stessa del loro ufficio, gli augures (…)”

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Descrizione

‘Furon chiamati così i sacerdoti incaricati d’interrogare, mediante l’interpretazione di segni naturali, che costituivano gli auspicii, la volontà di Giove intorno ad atti determinati.Se gli Dei non consentono, ed è estraneo allo spirito della religione romana, di indagare e conoscere il futuro essi non isdegnano di concedere o negare il loro assenso alle azioni umane, prima che vengano intraprese, inviando segni, che regole tradizionali determinino ed aiutino a rivelare. Custodi di queste regole, il cui complesso forma la scienza degli auspicii, sono, per la natura stessa del loro ufficio, gli augures (…).
Così esordisce il testo di Vittorio Spinazzola, figura di importante studioso che operò a cavallo tra i secoli XIX e XX, punto di incrocio tra la cultura filologica e archeologica.
Diversi sono gli studi svolti su questa particolare forma di sacerdozio e tutti citano tra le fonti più autorevoli quella di Spinazzola, apparsa nella forma più breve di memoria intorno alla etimologia di Avgvr negli Atti della R. Accademia di Archeologia lettere e belle Arti di Napolipoi anche nell’ottimo Dizionario epigrafico di E. De Ruggiero.
Il Collegio degli Avgvres è un collegio sacerdotale centrale nella religione romana, ad esso era relegato, fin dalle origini più arcane dei tempi della fondazione della sacra urbe, il fondamentale compito di interpretare i segni celesti, tramite i quali si poteva conoscere la volontà divina, conoscenza basilare per tutto il culto romano per il mantenimento della Pax deorvm hominvmqve. Si può capire, così, come l’indagine su questo Collegio sacerdotale sia importante per la conoscenza della religione romana stessa, sia nei suoi aspetti storici sia in quelli più operativi connessi ai modi del culto, in cui il mantenersi ‘Fata secvtvs’ costituisce l’alveo dell’azione umana giusta, conforme al patto con gli Dei che vigilano sulla Salute Pubblica.
Il testo di Spinazzola, la prima edizione è del 1895, è ancor oggi la più completa trattazione del sacerdozio degli avgures, essa fonda l’autorità delle sue tesi su iscrizioni e fonti antiquarie, tutte debitamente documentate e riportate all’interno del testo, poste in un costante dialogo con le indagini degli studiosi che si erano espressi su questo argomento. Il testo si sofferma con dovizia di particolari e documenti sulla controversa etimologia, sulle origini del sacerdozio e sulla storia, si inoltra poi sui modi della costituzione e sul suo ruolo nelle varie operazioni religiose, come ad esempio la costituzione del tempio, rendendo conto anche delle preghiere e delle formule augurali, non tralasciando di spiegare come avvenivano le operazioni legate alla divinazione e all’interpratzione dei segni; una parte consistente del libro è occupata dalle iscrizioni e dalle epigrafi ritrovate. Ne risulta un testo estremamente ricco ed interessante che rientra nelle edizioni di libri rari che la casa editrice Victrix riporta alla luce di una nuova pubblicazione, nella volontà di rendere omaggio all’insigne studioso ed offrendo così ai lettori la possibilità di entrare, con la mediazione pregevole di questa opera colta ed attenta, nel cuore della religione romana, in seno all”antica madre’.

Nota biografica
Vittorio Spinazzola è 
n
ato a Matera, il 2 aprile 1863. Si laurea presso l’Ateneo di Napoli, città a cui rimase sempre legato, assumendo qui poi degli incarichi molto importanti.
La tesi di laurea gli consente di seguire Francesco D’Ovidio, noto filologo e critico letterario candidato al nobel per la letteratura, avviandosi, sotto la guida di questi, agli studi di filologia romanza e di letteratura, in particolare si occupa in questa sede di Dante.
Contemporaneamente, frequenta il vivace ed intraprendente mondo culturale napoletano, stringendo amicizie con personaggi famosi quali Nitti, Croce e D’Annunzio, il quale si servì del proficuo aiuto di Spinazzola per il drammaLa città morta
. Nel 1903 ottenne la libera docenza in Archeologia all’Università di Napoli.
Fu, a fronte dello sviluppo dei suoi interessi verso l’antiquaria classica, uno spirito eclettico ed anche un raffinato cultore dell’arte contemporanea, entrando in contatto, sin dalla giovinezza, con diversi giovani importanti artisti.
Fondamentale furono nella parte successiva della sua opera l’attività archeologica nella quale introdusse nuovi metodi di scavo atti ad una migliore conservazione dei piani superiori delle abitazioni di Pompei, metodi seguiti poi dai successori, realizzando, così, lo scavo di centinaia di metri di Via dell’Abbondanza con la restituzione delle vivaci testimonianze della vita pubblica e privata della città, pubblicate postume in Pompei alla luce degli scavi nuovi di Via dell’abbondanza (1910-1923)
.
Molto importanti sono anche i contributi dell’esplorazione archeologica dell’Antro della Sibilla e del Tempio di Apollo a Cuma, per il quale fondamentale fu il suo intervento con cui veniva confermata l’attribuzione del tempio al Dio. In questo ambito archeologico è importante segnalare la collaborazione con Fiorelli.
Nella sua biografia altro incontro importante fu quello con suo genero, Salvatore Aurigemma
, romanista che dedicò molta attenzione alle ricerche epigrafiche, insegnante presso l’Ateneo bolognese, che ne curerà gli scritti usciti postumi.
Nella carriera istituzionale, lo vediamo dal 1893 Ispettore nella Amministrazione provinciale per l’Arte Antica, mentre tra il 1895 e il 1896 aveva incarichi al Museo Archeologico di Bologna e al Museo Nazionale di Taranto. Nel 1897 era segretario particolare del Ministro della Pubblica Istruzione, e dal 1898 al 1910 aveva la direzione del Museo di S. Martino di Napoli, periodo questo in cui conduceva anche i primi scavi scientifici di Paestum, durante i quali ha scoperto i rivestimenti della cosiddetta Basilica e i principali monumenti del Foro della città. Nel 1910 assunse il suo incarico più prestigioso, quello del Direttore del Museo Nazionale di Napoli, dall’anno successivo fu anche Soprintendente agli Scavi e ai Musei delle province di Napoli, Caserta, Avellino, Salerno, Benevento, Campobasso e, tra i vari uffici, ricoprì dal 1919 anche quello di Soprintendente ai Monumenti e alle Gallerie delle medesime province che dirigeva. 

Si spense a Napoli il 13 aprile del 1943.

Informazioni aggiuntive

Collana

Religione Romana

Autore

Spinazzola, V.

Anno di edizione

2011

Rilegatura

Brossura

N. di pagine

192

Formato

17×24

Editore

Victrix Edizioni

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