Miriam Griffin, Jonathan Barnes
Saggi sulla Filosofia e sulla Società romana
Il testo che le Edizioni Victrix presentano descrive in modo preciso e puntuale quale sia stata l’importanza della filosofia a Roma fra il II sec. a. C., e il II sec. d. C. Le principali scuole filosofiche furono determinanti nella formazione dei principali protagonisti dell’attività civile e religiosa della Tarda Repubblica e del primo Impero, senza la guida della filosofia, e senza l’accompagnamento di un filosofo, coloro i quali erano chiamati al governo dell’Orbe non potevano considerarsi adeguati e completi nell’esercizio delle loro funzioni. La filosofia fu certamente subordinata ai principi religiosi romani e alla tradizione dei Padri, non di meno fu intesa come un ausilio o una disciplina ormai indispensabile per la cultura completa del civis religiosvs, il quale aveva lo scopo di dialogare con tutte le culture e le civiltà dell’ecumene imperiale. L’acquisizione dello strumento filosofico permetteva di accedere alla conoscenza delle teologie e dei culti delle diverse religioni presenti nell’ambito imperiale, così come consentiva di elaborare in modo dialettico l’approfondita dottrina giuridica che fu posta alla base della grande tradizione giurisprudenziale romana, in vista della più ampia azione imperiale, e con lo scopo della pacificazione religiosa e civile dell’Orbe intero. La filosofia è divenuta uno strumento fondamentale per la formazione dell’uomo romano fin dal II sec. a. C., l’importanza della cultura filosofica crebbe nel periodo imperiale e divenne primaria nel periodo tardo imperiale, specie quando fu necessario difendere la legittimità della religione romana e dell’azione imperiale confrontandole con la religione cristiana. I Padri di Roma e i principali funzionari impegnati nell’attività politica dell’Impero seppero utilizzare magistralmente la filosofia platonica per svolgere una dimostrazione metafisica della prassi religiosa, del culto e della disciplina imperiale, inoltre seppero mostrare quale fosse il senso dell’unità trascendente delle religioni. In particolare la filosofia platonica, dovutamente subordinata alla religione, fu assunta dai Padri del IV secolo per dirigere la difesa della tradizione religiosa romana, in particolare Vettio Agorio Pretestato e Quinto Aurelio Simmaco sostenevano che tutti i culti religiosi avessero il diritto di essere esercitati, nel rispetto dell’esercizio degli altri culti. Di contro si svolse l’azione di Ambrogio, vescovo di Milano, e del clero cristiano, i quali, non appena avrebbero acquisito la direzione completa dell’Impero, avrebbero inteso sopprimere tutti i culti non cristiani. Si era nel IV-V secolo e, da quel periodo di transizione, l’importanza della filosofia si è via via accresciuta nei secoli ed è diventata indispensabile a tutti coloro i quali si sono applicati alla disciplina della romanitas classica e alla formazione della hvmanitas secondo la tradizione autorevole. La cultura della romanitas classica ha come modello la figura del civis religiosvs romanvs, la sua dimensione di Uomo Universale di Pace Integrale, una figura che incarna in modo esemplare lo spirito e la funzione provvidenziale di Roma nella perpetuità.
Il libro Philosophia Togata mette in luce le diverse posizioni delle personalità appartenenti all’élite romana, rispetto all’accoglienza e all’uso della filosofia nell’ambito della religione e della prassi civile romana. Coloro i quali erano impegnati nell’esercizio del governo politico o nello svolgimento delle funzioni religiose, o in altre cariche, recepirono in modi differenti la filosofia e l’applicarono e l’integrarono nella loro disciplina romana, secondo diverse declinazioni. La fase della penetrazione della disciplina filosofica in Roma fu abbastanza travagliata, ma, progressivamente, le diverse personalità autorevoli hanno saputo via via integrare la filosofia nella disciplina romana, rimanendo fedeli alla tradizione. La filosofia è diventata così un preciso strumento per lo svolgimento articolato e universale della funzione imperiale che Roma era chiamata a svolgere nei confronti dell’umanità. A questo proposito le filosofie che erano meno compatibili con l’indirizzo religioso e politico romano vennero anche osteggiate e comunque perdettero di importanza, per poi scomparire nel corso dei primi secoli dell’Impero. I Padri romani lasciarono sussistere, in maniera pressoché esclusiva, la filosofia più completa e integralmente metafisica che sia stata mai prodotta, ossia la filosofia platonica, che divenne la filosofia prettamente romana. L’affermazione della filosofia platonica fu favorita anche dalla costituzione in Roma della Scuola platonica romana di Plotino e dei suoi discepoli, Porfirio e Amelio. Nel III/IV secolo questa Scuola ha avuto un ruolo fondamentale per la formazione di molti senatori, appartenenti all’Ordo Senatvs e di molte altre personalità autorevoli, l’apporto della disciplina platonica ha permesso di dare sostegno alla pratica del mos maiorvm e al governo imperiale dell’Orbe, inoltre ha rafforzato l’azione di difesa e di rielaborazione delle forme della tradizione, così fu possibile ai Padri romani superare la crisi del IV-V secolo e consegnare alle generazioni il deposito essenziale della romanitas.
I diversi scritti presenti nel testo devono essere letti in un’ottica organica, anche le apparenti “critiche” al comportamento romano, così come la messa in luce di diverse condotte problematiche, non possono essere scisse da una lettura essenziale e complessiva delle dinamiche che hanno condizionato lo sviluppo della filosofia nell’ambito della religione romana e dell’azione imperiale, una presenza, quella della filosofia, apprezzata dalle autorità come elemento ausiliario per l’universalizzazione completa della funzione provvidenziale che gli Dei avevano assegnato a Roma, in vista della costituzione della Salute Pubblica Universale nell’ambito dell’Orbe.



