Le illusioni e gli inganni dei tentativi di restaurazione dell’antica religione romana
a cura dell’A.R.Q.
Questo libro dà seguito all’esame approfondito dell’origine e dello sviluppo storico di ciò che si è convenuto definire “tradizionalismo romano”. L’ente che cura queste pagine ha trattato in particolare i molteplici aspetti che hanno costituito il fondamento dottrinale di questo fenomeno postmoderno, e anche lo sviluppo storico del residuo “tradizionalismo” nel corso degli ultimi quarant’anni. Il testo attuale si occupa invece del “tradizionalismo romano” dal punto di vista operativo, ovvero descrive come questo fenomeno si è organizzato per tentare di ricostituire la pratica dell’antica religione romana nel tempo attuale. L’orientamento “tradizionalista” romaneggiante ha dato vita a diversi impulsi “ricostruzionistici” e a tentativi di “ricollegamento” alla tradizione religiosa di Roma, ciascuno dei quali presenta molteplici irregolarità, discostandosi i vari approcci da ciò che era effettivamente la religione di Roma. Nell’esame che verrà svolto si potrà osservare come si siano succedute diverse fasi nel tentativo di definire la “Via Romana agli Dei”, fasi nelle quali vi sono state progressive trasformazioni del “tradizionalismo romano”, fino ai tentativi svolti dal 2010 ad oggi, volti ad unificare i più disparati approcci finalizzati alla riattualizzazione della religione romana.
Il deterioramento del “tradizionalismo romano” del primo periodo in senso pseudotradizionalistico e poi, attualmente, in senso neospiritualistico, si può ritrovare allo stesso modo nelle fasi in cui si è cercato di dare corpo a un vero e proprio percorso religioso/spirituale al Divino secondo il modo romano. Dopo il 2009, in scia alle due fazioni rivali del “tradizionalismo romano” storico, alcune personalità hanno costituito diversi gruppetti, enti ed iniziative che, affannosamente e sempre più favoriti dalle tecnologie della comunicazione e dai social network, hanno cercato di accreditarsi come “tradizionalisti”, utilizzando metodi sempre più aggressivi e non facendosi scrupolo di nulla per farsi strada e acquisire, nel marasma delle iniziative che caratterizza questo ambiente, la propria visibilità. Ognuna delle ultime comparse ha tentato di emergere come uno degli enti più rappresentativi, persino il migliore fra tutti gli altri, questo risultato è stato perseguito anche attraverso la manipolazione della storia, la ricostruzione di fantasiose genealogie risalenti ad origine remote, autoattribuzioni di titoli e capacità religiose o sacerdotali di ogni genere, determinando così un fenomeno assai artefatto, incentrato sull’apparenza e lontano dalla realtà e dall’essere effettivo. La ricerca ricostruzionistica è sfociata anche nell’elaborazione di una pratica operativa, creando rivalità e condotte aggressive, senza esclusione di colpi nei confronti di tutti i diversi gruppetti dell’ultima generazione pseudotradizionalista, ma anche verso le formazioni storiche costituite da più lungo tempo.
In senso generale, il “tradizionalismo romano” rappresenta la riproduzione parodistica dell’autentica tradizione religiosa romana. Oggi ci troviamo nel tempo della dissoluzione finale della presente umanità, uno degli aspetti che evidenzia questa situazione è costituito dalla confusione che regna in tutti i domini, dalla quale procede la tendenza a sostituire il vero con il falso, ma anche la ricostituzione, in forma apparente e ingannevole, di ciò che un tempo era presente in forma reale e vera.…
I tentativi di utilizzare in modo del tutto illegittimo l’idea di “tradizione”, come poi, più in generale, l’idea di “religione” e di “iniziazione”, sono sempre più diffusi, ciò comporta delle conseguenze non indifferenti. Molto spesso le operazioni improprie avvengono in buona fede, in uno stato di incoscienza, nella convinzione della bontà degli atti che si compiono, ma dato che gli errori si compiono, in genere, proprio per ignoranza, incomprensione o fraintendimento, anche fra coloro che credono di avere una buona volontà nel procedere verso determinati obbiettivi, è necessario chiarire adeguatamente alcuni punti essenziali. Molti non riescono ad afferrare ciò che ha veramente un carattere tradizionale e non sono capaci di differenziarlo da ciò che è solo tradizionalismo esteriore. In particolare, in questo caso, ci riferiamo alla confusione che si crea sostituendo la reale tradizione religiosa romana con ciò che ne costituisce, in qualche modo, una sua copia apparente, vuota e disanimata, ovvero “il tradizionalismo romano”, fenomeno pseudoculturale che si è costituito in maniera sempre più articolata e polimorfa fra il XVII e il XX secolo dell’era cristiana. Il “tradizionalismo romano” si è particolarmente diffuso nell’ultimo secolo, specialmente negli ultimi quarant’anni, attraverso una serie di iniziative che hanno sviluppato i diversi caratteri di questa tendenza, la quale, di fatto, come vedremo più avanti, si colloca al di fuori della tradizione religiosa romana e ne costituisce in qualche modo una parodia. …
Il complesso di tutte le operazioni deviate, volto a costituire un’improbabile “Via Romana agli Dei”, sarà esaminato nei particolari nel corso dell’intera trattazione.
Altre pubblicazioni sullo stesso argomento:
a cura dell’ A.R.Q., Il tradizionalismo romano. Limiti, errori e indirizzi critici di un moderno fenomeno pseudoreligioso, Forlì 2024.
Sommario
Sommario
Le illusioni e gli inganni dei tentativi di restaurazione dell’antica religione romana
Introduzione
Un tipico fenomeno postmoderno
Parte Prima
La storia recente e i caratteri generali della Via Romana agli Dei
I. Il XIX secolo e le prime definizioni di una Via Romana al Divino
II. Il tentativo di collegamento con l’originale sapienza italica e la tradizione imperiale romana: il periodo fra le due guerre mondiali
II.1. L’opera di Arturo Reghini
II.2. Leone Caetani, Ekatlos e il Fascismo
II.3. L’estraneità di Giuliano Kremmerz al “tradizionalismo romano”
II.4. Il Gruppo di Ur e la presunta “riemergenza” della tradizione religiosa romana
III. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale alla scomparsa di Julius Evola: la prima definizione di una Via Romana agli Dei. Problemi e confusioni
IV. Dall’operatività legata a Ur-Dioscuri alla compiuta definizione di una Via Romana agli Dei conforme alla “religione romana tradizionale”
IV.1. Dal Gruppo di Ur, attraverso Evola, al Gruppo dei Dioscuri
IV.2. Varianti “romane” del tradizionalismo evoliano e dell’operatività Ur-Dioscuri
IV.3. L’Organizzazione Religiosa di Romagna e il superamento degli approcci del “tradizionalismo romano” contemporaneo
V. Lo sfaldamento del “tradizionalismo evoliano-romano” e la crescente confusione delle iniziative rivolte alla romanità
V.1. Le dinamiche dello sfaldamento e la conclusione di un progetto velleitario
V.2. Limiti ed errori, mancanze e deviazioni alla radice dello sfaldamento del “tradizionalismo romano” contemporaneo
VI. L’attuale involuzione degenerativa della “Via Romana agli Dei”
VI.1. Gli effetti dello sfaldamento del primo Movimento Tradizionale Romano
VI.2. Verso il nuovo spiritualismo romano: dal veterotradizionalismo al ricostruzionismo romaneggiante contemporaneo
VI.3. Il metodo storico-critico e l’erroneo approccio alla tradizione religiosa romana
VI.4. Dal manifesto di battaglia al veterotradizionalismo alla crisi personale: passaggi critici verso l’ultima definizione della “Via Romana agli Dei”
VI.5. La sintesi della Via Romana agli Dei nel nuovo “tradizionalismo romano” e la ripresentazione parodistica del “libero esame”
VI.6. Il neotradizionalismo romano e la ricostruzione del culto su basi profane e contrarie alla tradizione
VI.7. La definizione sui media della nuova “Via Romana agli Dei”
Parte Seconda
Il neotradizionalismo romaneggiante e gli indirizzi contemporanei della
“Via Romana agli Dei”
Premessa
I. La “Via Romana agli Dei” secondo Ad Maiora Vertite
I.1. Elementi generali
I.1.a. La definizione generale della “Via Romana agli Dei” e le modalità della sua “ricostituzione”
I.1.b. La definizione del “tradizionalista romano”
I.1.c. Ostentare l’orgoglio “tradizionalista”
I.1.d. Volgarizzazione e democratizzazione della “Via Romana” e l’autoformazione irregolare del “tradizionalista”
I.1.e. Il “sacerdote di se stesso” e la pratica irregolare dei riti
I.1.f. Autosuggestione e individualismo alla base del percorso del “tradizionalista romano”
I.1.g. Cosa significa essere “tradizionalista romano” oggi: l’illusorio rispetto del Mos Maiorvm
I.1.h. Il “tradizionalista romano”, il Mos Maiorvm e la vita nella società postmoderna
I.2. Esame di diversi aspetti dottrinali ed operativi della “Via Romana agli Dei”
I.2.a. Religione e tradizione
I.2.b. Sulla natura degli Dei
I.2.c. Sulla natura dell’uomo
I.2.d. Sul Mos Maiorvm
I.2.d.1. La pratica morale
I.2.d.2. Il “tradizionalista romano” e il “lavoro su di sé”
I.2.e. Il sacrvm facere: la pratica rituale
I.2.e.1. La capacità di esercizio del culto e l’erronea definizione del “sacerdote di se stesso”
I.2.e.2. La regolarità tradizionale e il problema delle “autoattribuzioni”
I.2.e.3. Le condizioni soggettive per lo svolgimento dei riti religiosi
I.2.e.4. La pratica operativa del “tradizionalista romano”: la distinzione fra ortodossia e ortoprassi
I.2.e.5. Problemi relativi alla definizione del Culto Pubblico e del Culto Privato
I.2.e.6. La presunta confusione fra Stato e politica
I.2.e.7. Le Divinità a cui si presta culto in ambito privato e il culto del Lare
I.2.e.8. La natura e lo scopo della pratica religiosa: precisazioni e rettifiche
I.2.e.9. Errori e confusioni relativi alla natura degli Dei e delle loro mediazioni
I.2.e.10. La pratica rituale romana attuale
I.2.e.10.a. La ritualizzazione del tempo e l’osservanza del Calendario Romano
I.2.e.10.b Esame e rettifica di diverse parti dell’esecuzione del rito
I.2.e.10.c. La licenza arbitraria del “tradizionalista romano” tra fedeltà alla forma e affidamento alle sensazioni
I.2.e.10.d. Un “Romano Ritu” molto particolare
II. Conclusioni
II.1. La dichiarazione finale del “tradizionalista” dedito alla ricostruzione della “Via Romana agli Dei”
II.2. Un percorso a rovescio, nuovi indirizzi di A.M.V.: dallo pseudotradizionalismo alle volgarità profane
Parte Terza
La “Via Romana agli Dei”
secondo
l’Associazione Tradizionale Pietas
I. Le origini
I.1. La nascita dell’associazione e le sue finalità iniziali
I.2. L’associazione sviluppa le sue attività ricostruzionistiche e volgarizzatrici
I.3. Antitradizione e controtradizione: lo pseudotradizionalismo romano come parodia dell’autentica religione romana antica
I.4. La singolare posizione pseudotradizionalista dell’A.T.P.
I.4.a. Un’intervista programmatica
I.4.b. Sul fanatismo e la comprensione reale della tradizione
I.4.c. La licenza profana nello pseudotradizionalismo e l’alterazione dell’approccio alla tradizione religiosa romana
I.4.d. Che cosa è la tradizione secondo l’A.T.P. e quale rapporto ha con essa
I.4.e. La presunta natura tradizionale dell’Associazione Tradizionale Pietas
I.4.f. Il riferimento ad un’inesistente “tradizione greco-romana”
I.4.g. La promozione di un’indefinita “tradizione classica”
I.4.h. L’alterata concezione della virtù religiosa romana della pietas
I.4.i. Le attività dell’associazione e il formalismo ritualistico
I.4.l. Il presunto ripristino del “sistema templare”, l’approccio irregolare al testo sacro e l’illusorio esoterismo
I.5. La vana ricerca di legittimazione presso gli empi profani
I.6. La presunta restaurazione della “religione romana” e la singolare “rinascita dei templi”
I.7. La difficoltà di darsi legittimità e apparire un ente collocato nella continuità di una tradizione
I.8. Gianfranco Barbera e le origini dell’A.T.P.
II. Pietas Comunità Gentile
II.1. Le origini, l’identità e gli scopi della comunità
II.2. La presunta continuità della “tradizione” di riferimento, dal mondo antico ad oggi
II.3. Lo Statuto della Pietas-Comunità Gentile
II.3.1. Il preambolo dello Statuto
II.3.2. La struttura e il fine dello Statuto
II.3.3. L’accesso al sacro
II.3.3.a. Come si accede alla Comunità Gentile e alla dimensione del sacro
II.3.3.b. Come accedere alla pratica di “culto” di Lari e Antenati
II.3.3.c. Come si accede alla “iniziazione gentile”
II.3.3.d. I sacerdoti e i collegi interni
II.3.3.e. Il fuoco sacro
II.3.4. La mancanza dell’adeguata conoscenza teologica e le modalità con cui vengono osservate le leggi religiose romane nella Pietas Comunità Gentile
II.3.5. Le diverse implicazioni relative alla “rinascita dei templi”: ancora sull’alterazione della teologia e del culto
II.3.6. Sul presunto “culto domestico”
II.3.7. Una singolare “onestà”
II.3.8. I rituali religiosi in casa
II.4. Il calendario delle feste religiose romane oggi
II.5. Dalla fondazione della Comunità alla sua successiva propagazione
II.5.1. La natura del “culto gentile”
II.5.2. Un discorso introduttivo al percorso personale che si compie nella Pietas Comunità Gentile
II.5.3. La propaganda proselitistica dell’ente fino ai giorni nostri
II.6. Esame di diverse sezioni dottrinali e operative dell’Associazione Tradizionale Pietas e della Pietas Comunità Gentile
II.6.1. Teologia
II.6.2. Cosmologia
II.6.2.a. Presentazione editoriale
II.6.2.b. Una singolare concezione della “verità”
II.6.2.c. Una grave confusione relativa alla natura del “Chaos”
II.6.2.d. Una singolare concezione del Divino e dell’Ente unico
II.6.2.e. Una singolare concezione dell’inizio del Cosmo
II.6.2.f. Uno strano Sole
II.6.2.g. Una revisione del pianeta Terra
II.6.2.h. Una concezione spiritualizzata della “materia occulta”
II.6.2.i. Sulla Diade e l’Uno
II.6.2.l. La Monade ermetica
II.2.6.m. Considerazioni sull’Unità per l’evoluzione personale
II.6.2.n. Conclusioni
II.6.3. Alcuni sviluppi erronei delle dottrine teologiche e cosmologiche
II.6.4. Dottrine e pratiche diverse
II.6.4.a. Iniziazioni e misteri nell’antica Roma
II.6.4.b. Reincarnazione e viaggio dell’anima
II.6.4.e. Escatologia ed etica nella religione romana
II.6.5. Il neopitagorismo gentile
II.6.6. L’ermetismo della Comunità Gentile e la presunta “natura ermetica” della romanità
II.6.7. L’A.T.P. e la partecipazione allo E.C.E.R.
II.6.7.a. I tentativi impropri della restaurazione delle religioni etniche: errori e confusioni
II.6.7.b. La religione romana non ha una natura etnica: la funzione sovrannazionale trascendente e unificante di Roma
II.6.7.c. Il caso particolare dell’European Congress of Ethnic Religions (E.C.E.R.)
II.6.7.d. L’Associazione Tradizionale Pietas e la sua opera attiva nell’E.C.E.R.
II.6.8. Le attività esteriori, la tolleranza, il dialogo e la libertà religiosa
II.6.8.a. Sulla “tolleranza” quale “valore antico”
II.6.8.b. Il concetto antico di “tolerantia”, la conoscenza metafisica integrale del Divino e la disposizione romana alla costituzione dell’unità pacifica trascendente delle religioni
II.6.8.c. La “libertà religiosa” tradizionale come rispetto oggettivo del Diritto Divino
II.6.8.d. La genesi e lo sviluppo della moderna “tolleranza”
II.6.8.e. L’inviluppo della moderna “tolleranza” e il neopaganesimo postmoderno
II.6.8.f. Una “tolleranza” assai intollerante
III. Conclusioni