Il Pitagorismo a Roma

€22.00

nella Repubblica e nel periodo Imperiale

A.A.V.V.
Traduzione a cura di: Mario Cecere
Revisione generale, traduzione note e redazione M.I.A.V. Raggi
Grandi correnti di pensiero attraversano la storia delle mentalità romane. Alcune, in un certo momento, ispirano quel tale ‘circolo’ e contribuiscono all’azione di uomini ‘carismatici’; altre, più ritirate, cercano il compimento dell’essere e dell’agire lontano dal Foro, ‘titulo secundo’, a livello di ‘consulenti’ che pesano quanto i primi sul modo di concepire e di praticare il diritto, la giustizia e il potere.
Tutte hanno delle radici profonde, in buona misura estranee a quell’Italia antica che avvertì il bisogno di guardarsi come nello specchio dei pensieri già formulati altrove quando venne in contatto con quei paesi in cui, tale ‘messa in forma’ (una messa ‘in parole’, ma anche una ‘messa in pratica’), aveva avuto luogo. Quasi sempre la condizione fondamentale per l’utilità di un sistema di pensiero ‘romano’ era che esso fosse ‘estensibile’, capace di mantenere la sua credibilità, il suo vigore, il suo fascino come la sua universalità, che donava ad esso come dimensione non più la Macedonia, la Trinacria, l’Ecbatana, la Frigia, la Magna Grecia, Pozzuoli o persino Roma, ma l’orbis.
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nella Repubblica e nel periodo Imperiale

A.A.V.V.
Traduzione a cura di: Mario Cecere
Revisione generale, traduzione note e redazione M.I.A.V. Raggi
Grandi correnti di pensiero attraversano la storia delle mentalità romane. Alcune, in un certo momento, ispirano quel tale ‘circolo’ e contribuiscono all’azione di uomini ‘carismatici’; altre, più ritirate, cercano il compimento dell’essere e dell’agire lontano dal Foro, ‘titulo secundo’, a livello di ‘consulenti’ che pesano quanto i primi sul modo di concepire e di praticare il diritto, la giustizia e il potere.
Tutte hanno delle radici profonde, in buona misura estranee a quell’Italia antica che avvertì il bisogno di guardarsi come nello specchio dei pensieri già formulati altrove quando venne in contatto con quei paesi in cui, tale ‘messa in forma’ (una messa ‘in parole’, ma anche una ‘messa in pratica’), aveva avuto luogo. Quasi sempre la condizione fondamentale per l’utilità di un sistema di pensiero ‘romano’ era che esso fosse ‘estensibile’, capace di mantenere la sua credibilità, il suo vigore, il suo fascino come la sua universalità, che donava ad esso come dimensione non più la Macedonia, la Trinacria, l’Ecbatana, la Frigia, la Magna Grecia, Pozzuoli o persino Roma, ma l’orbis.
Mi ha reso felice che esperti eccelsi condividessero la mia impressione che una di queste correnti, il Pitagorismo, in un qualche modo abbia sostenuto l’intera storia di Roma, ma questo non era stato chiarito che attraverso ricerche episodiche e assai datate. Il fatto che gli scritti qui raccolti vadano dal IV a.C al V d.C. è bastevole a provare l’esattezza di un’asserzione, all’inizio solo intuitivamente percepita. Ringrazio gli studiosi che si sono impegnati nel compito di distillare il nettare delle loro conoscenze  a beneficio di questa sintesi, che avrà, non ne dubito, il suo posto tra le opere classiche abbondantemente citate nelle note di questo opuscolo.
Si poteva essere molto pessimisti; qualcuno mi aveva detto: tutto questo è troppo atomizzato, troppo diffuso, troppo strettamente mescolato al pensiero generale delle epoche sulle quali possediamo conoscenze. Sono felice di constatare che dopo l’epoca delle grandi trasformazioni sociali e politiche  di Appio Claudio Cieco, fino a quella di sant’Agostino, di Prudenzio e di Eusebio, il fatto pitagorico si lasci delineare con molta precisione: presso i grandi autori, sotto l’Alto Impero, in Varrone, essenziale come sempre, presso Virgilio e dunque in Ausonio, il ‘virgiliano’ della fine del IV secolo. In Apuleio convergono  le correnti più affascinanti del suo secolo: nella sua opera composita, che mai si riuscirà a costringere nella morsa di interpretazioni meschine e/o puramente letterarie, esse si scrutano e si contemplano.
Come ‘scegliere la propria vita’? In un secolo in cui questa domanda ritorna incessantemente, in cui tante persone debbono ‘cambiare vita’, tante altre subire l’interferenza di drammatiche contrarietà, dove trovare le norme, come porre delle basi, organizzare un percorso, disegnare una mappa? La questione non nasce oggi. Le ricette semplici, i precetti chiari, il riferimento ad un maestro venerabile, la ricerca di una visione sinfonica dell’universo, trascendente le mediocrità ma accessibile a tutti, è una formula di successo che garantisce, in maniera graduale, l’accesso a differenti gradi di felicità.

Informazioni aggiuntive

Dimensioni 15 × 21 cm
Collana

Sapientia

Autore

A.A.V.V.

Anno di edizione

2025

Rilegatura

Brossura cucita

N. di pagine

192

ISBN

978-88-31966-51-1

Formato

15×21

Editore

Victrix Edizioni

Sommario

Prefazione

Il pitagorismo
nei Florida di Apuleio

Il pitagorismo
durante l’Impero

Il pitagorismo in epoca augustea
1. Eneide VI, v.743-751
2. Ovidio, Met. XV, 60-478
L’Alto Impero
1. Sozione e il giovane Seneca
2. Plinio il Vecchio
3. Moderato di Gades
4. Plutarco
5. Nicomaco di Gerasa
6. Giovenale
7. Filostrato
Il pitagorismo all’inizio del basso-impero
1. Censorino
2. Diogene Laerzio

Pitagora nel III e IV secolo

Conclusione:


Appio Claudio Cieco e l’influenza del Pitagorismo a Roma tra la fine del iv e l’inizio del iii secolo a.C.

Il Pitagorismo di Appio Claudio Cieco
La pubblicazione del diritto pubblico e la concordia pitagorica
Una riforma costituzionale d’ispirazione pitagorica?
 Conclusione

Pitagorismo ed enciclopedismo in Varrone

Il quarto Canto dell’Eneide, poema pitagorico

Atmosfera pitagorica del quarto canto dell’Eneide

La struttura pitagorica del quarto canto dell’Eneide

‘De ambiguitate eligendae uitae’ 

Riflessioni a proposito di un poema ‘pitagorico’ di Ausonio

Vexat labor
Displicet Aetas
Ippolito, Tereo, Sardanapalo
Sagunto e Timone di Atene
 Optima Graiorum sententia
 ‘O uere uates, Solon, Solon!’
 Il ‘Nichilismo’ di Ausonio?
Il pessimismo dell’ ambiente circostante