Una Critica Tradizionale della Quarta Teoria Politica
di Charles Upton
Negli ultimi decenni la figura di Aleksandr Dugin ha suscitato crescente interesse nel panorama filosofico e politico contemporaneo, in particolare negli ultimi anni, in quanto ritenuto filosofo e persino consigliere ispiratore di Vladimir Putin. Considerato da alcuni un teorico della geopolitica eurasiatica e da altri un interprete del “tradizionalismo integrale”, Dugin elabora una complessa sintesi di filosofia, misticismo, ideologia politica e critica della modernità. Tuttavia, la sua opera rimane oggetto di forti controversie, soprattutto nell’ambito degli studi religiosi tradizionali, dove viene spesso accusato di fraintendere la natura stessa della Tradizione che egli pretende di difendere.
Il pensiero di Dugin si caratterizza per un marcato eclettismo: egli attinge simultaneamente a fonti disparate. Tale sincretismo, pur rivelando una notevole erudizione, produce un sistema teorico contraddittorio, in cui la dimensione metafisica e quella politico-culturale tendono a sovrapporsi in maniera erronea.
Nel tentativo di offrire un’alternativa all’egemonia del pensiero occidentale moderno, Dugin elabora un progetto di “rivoluzione conservatrice” e di “risacralizzazione del mondo” in chiave eurasiatica. Tuttavia, la sua filosofia sembra fondarsi più su un’operazione ideologica che su una reale continuità con la Tradizione, intesa in senso metafisico e spirituale.
Da un punto di vista religioso e tradizionale, il limite fondamentale del pensiero di Dugin risiede nel suo tentativo di conciliare elementi eterogenei in un quadro unitario senza il riferimento a un principio trascendente autentico. Nel suo discorso, la trascendenza è frequentemente subordinata a obiettivi geopolitici e culturali, e la metafisica viene piegata a funzione di legittimazione della sua personale prospettiva, come è stato per Julius Evola, di cui Dugin si afferma seguace.
In questo senso, la filosofia duginiana può essere letta come una reazione alla postmodernità che, pur opponendosi ai suoi esiti più evidenti, ne condivide la struttura profonda: la centralità dell’uomo storico, la politicizzazione del sacro, la riduzione dell’ordine metafisico a categoria concettuale o simbolica. Ciò la rende, in ultima analisi, una forma di modernità mascherata.
L’apparato concettuale di Dugin produce una rappresentazione del sacro che, pur evocandone il linguaggio e le immagini, ne perde il nucleo vivo e operativo. Il suo discorso assume i tratti di un misticismo pseudoreligioso, costruito attraverso il sincretismo di dottrine religiose e principi teologici deformati, che finiscono per configurarsi come un simulacro del sacro: un’imitazione esteriore della Tradizione priva della sua dimensione iniziatica e trascendente.
La filosofia duginiana imita la Tradizione, ma non vi partecipa realmente, poiché ne ignora la natura sovra-storica e il principio vivente che la anima. Il pensiero di Aleksandr Dugin rappresenta uno dei tentativi più ambiziosi di formulare una critica globale della postmodernità in chiave antioccidentale. Tuttavia, nella prospettiva delle religioni tradizionali, esso rimane segnato da una contraddizione irrisolta: il desiderio di restaurare il sacro attraverso categorie moderne e strumenti ideologici.
In definitiva, la sua filosofia, pur rivestendosi in modo ingannevole dei linguaggi della metafisica tradizionale e del simbolismo religioso, ne tradisce l’essenza. Lungi dal costituire una “rinascita della Tradizione”, essa si configura come una filosofia pseudotradizionale, un sistema speculativo che confonde l’ordine spirituale con quello politico, che finisce per perpetuare la crisi stessa che intende combattere.
Charles Upton, esponente della metafisica tradizionale e veterano del pacifismo americano, musulmano sufi per vocazione e americano per nascita, è probabilmente il critico che più profondamente ha compreso e al contempo contestato la visione del mondo di Aleksandr Dugin. Nessuno, più di lui, ne ha finora colto le radici spirituali e nessuno è più indignato per la loro distorsione. È per questo che Upton lo affronta su ogni terreno, fronteggiando Dugin in quasi tutti i campi che ha voluto percorrere. Il suo presente saggio intende proporre una lettura critica della filosofia duginiana fondando su una prospettiva religiosa e tradizionale, volta a mettere in luce le ambiguità teoriche e le derive ideologiche che ne minano irrimediabilmente la coerenza interna.
Upton ha messo in luce la posizione radicalmente controtradizionale di Dugin, esamina a fondo quella che egli definisce “Metafisica del Chaos”, e ne evidenzia il carattere di metafisica a rovescia, il contrario della metafisica tradizionale sviluppata da René Guénon e dall’autentico tradizionalismo. In particolare risultano evidenti l’inversione dell’ordine gerarchico che deve sussistere fra il Logos e il Chaos, la concentrazione pressoché esclusiva sul Chaos, l’opposizione della metafisica del Chaos alla metafisica tradizionale, l’assunzione della concezione di Heidegger su Cristo e l’Anticristo e l’insieme delle contraddizioni presenti nelle sue dottrine metafisiche e politiche. Inoltre Upton ha focalizzato l’attenzione sull’utilizzo che Dugin fa in senso improprio della dottrina relativa alle orde di Gog e Magog per elaborare le sue dottrine geopolitiche, così come il fatto che Dugin ha manipolato le dottrine cosmologiche tradizionali per presentare una sorta di escatologia alterata, che regolerebbe le vicende della fine dei tempi”.
Significativo è il fatto che Upton rilevi tutti i passaggi in cui Dugin si mostra “ignorante della metafisica tradizionale” e, a causa di ciò, commetta grossolani errori e stravolga lo stesso tradizionalismo, così come i contenuti che trae dalle tradizioni spirituali autentiche.
Alle proposte politiche e attivistiche fatte da Dugin, Upton contrappone l’azione sacrale promossa dalle vere tradizioni, egli perciò definisce quali siano i veri principi dell’azione sacra e quale debba essere la condotta dell’uomo autenticamente religioso, praticante le vie realizzative regolari nel tempo della fine. Inoltre Upton parla dell’importanza della creazione di un fronte religioso ecumenico integrale, che miri alla costituzione dell’Unità Trascendente delle Religioni, rafforzi tutte le tradizioni spirituali viventi e si opponga ad ogni attacco che le religioni tradizionali stanno subendo nella situazione estrema dell’attuale postmodernità.
L’indirizzo di Upton, come quello dell’autentico “tradizionalismo tradizionale”, è completamente opposto a quello dello pseudotradizionalismo extratradizionale di Dugin e di tanti altri collocati sulla sua linea. II “tradizionalismo a rovescia” fomenta l’isolamento da tutte le tradizioni, a partire dalla loro negazione e dall’affermare falsamente che non esiste più la presenza di Dio in esse, né nelle società attuali. In conclusione Upton mette in evidenza l’inversione della dialettica dell’Anticristo in Dugin, e la sua versione distorta dell’Apocalisse, ad esse contrappone l’esercizio della vera azione sacra, la sola che si debba svolgere in un contesto “apocalittico” come quello attuale, specialmente da coloro che partecipano alle autentiche religioni. Anche Dugin, che si afferma “cristiano” non dimostra di conoscere il Cristianesimo e ne interpreta a rovescia l’escatologia e la condotta che ogni uomo deve tenere fino all’ultimo giorno. Secondo la verità espressa dalle tradizioni, occorre resistere nella “fede”, immobili nella Verità Divina del Logos, totalmente impassibili di fronte a qualsiasi attacco o alterazione che l’avversario vorrebbe compiere nei suoi confronti, fino alla conclusione dei giorni.
La lettura del testo contribuisce a dissipare molte delle illusioni che personalità ed enti dello pseudotradizionalismo mostrano sull’opera di Dugin. Il lettore troverà anche un quadro generale di orientamento al recupero di una corretta visione della situazione attuale dell’umanità, con indirizzi religiosi tradizionali per compiere una scelta di vita appropriata, in tempi molto difficili.





