Al di là di monoteismo e politeismo

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A cura dell’ARQ

In questa sintetica opera è raccolta una trattazione fondamentale sul senso del monoteismo e del politeismo, spesso erroneamente trattate come se fossero due visioni contrapposte del Divino, addirittura sostenute dai vari fedeli come se una visione fosse superiore all’altra. Nella prima parte, oltre ad esaminare come gli studi profani e i gruppi dediti alla ricostituzione dei culti antichi trattano l’argomento, si pongono le basi per affrontare lo studio in una prospettiva religiosa tradizionale integrale, a partire dall’esame del senso stesso dei termini e delle concezioni dei vari teismi.

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L’unità non duale del Divino e la Pace Universale

A cura dell’ARQ

In questa sintetica opera è raccolta una trattazione fondamentale sul senso del monoteismo e del politeismo, spesso erroneamente trattate come se fossero due visioni contrapposte del Divino, addirittura sostenute dai vari fedeli come se una visione fosse superiore all’altra. Nella prima parte, oltre ad esaminare come gli studi profani e i gruppi dediti alla ricostituzione dei culti antichi trattano l’argomento, si pongono le basi per affrontare lo studio in una prospettiva religiosa tradizionale integrale, a partire dall’esame del senso stesso dei termini e delle concezioni dei vari teismi.

Dal teismo filosofico al monoteismo metafisico, fino al politesimo, le varie prospettive religiose e le diverse visuali teologiche, specie quando si collocano su piani diversi, entrano in un contrasto che può essere risolto solo ricollocando ogni visione sul proprio piano.

“ … le dimensioni dell’unità e della molteplicità divina sono relative a due prospettive visuali gerarchiche, una interiore ed essenziale, l’altra esteriore e sostanziale, la prima riguarda il Dio inteso in Se Stesso, l’altra riguarda il Dio rivolto alla manifestazione, la prima ha perciò un carattere primario e sovracosmico, la seconda invece ha un carattere relativo, secondario e subordinato. Allo stesso modo va effettuato il confronto fra le relative posizioni concernenti l’attribuzione di divinità al solo Essere primario o anche agli enti che da Esso procedono direttamente e in serie. Si tratta sempre di una prospettiva sostanzializzata più esterna, relativa al manifestato, o di una prospettiva più essenziale, interna, relativa al non manifestato e alla natura ultima di ogni ente. Quando agli enti secondari, procedenti dal Primo Ente, non è riconosciuta la divinità, ovvero ad essi non si attribuisce la sostanziale condivisione della natura divina principiale, ci si ferma alla sola determinazione essenziale della loro identità, perciò questi enti sono indicati esclusivamente come arcangeli, angeli, ecc., oppure, in altri casi, sono intesi come “la parte divina”, perciò sono definiti daimones o genii, e dunque la loro dignità è tale da assumere una qualità divina “parziale”, per svolgere una funzione di carattere divino in ambito cosmologico.…”

“La mancanza di una prospettiva metafisica integrale, che consente di comprendere in maniera onnicomprensiva e trascendente le diverse visuali religiose nella loro integralità unitaria, lascia la ragione esteriore, parcellizzante e diacritica, rinchiusa nelle affermazioni afflitte dalle antinomie […] Diversi errori vengono commessi nel trattare le religioni antiche, perché gli studiosi si arrestano a punti di vista limitati, esclusivi e non integrati. …

La visione “politeistica” del Divino è la più bassa, perciò non va assolutizzata, inoltre, rispetto alle concezioni che fondano su visuali superiori, risulta relativa e persino illusoria. Insistere unilateralmente sulla molteplicità degli Dei, per motivi pregiudiziali, negando ogni prospettiva monoteistica, porta all’assurda negazione dell’Unità Trascendente del Divino, con tutte le conseguenze negative che questa esclusione comporta.”

Nella seconda parte si tratta del Divino inteso nella sua Non dualità, in particolare nelle religioni precristiane, si procede dalla visione dell’unità assoluta del Divino sviluppata nella Grecia antica con la distinzione fra theion, theos e daimon, alla concezione di Giano, il Divino inteso nella sua assolutezza, sviluppata dalla religione romana, a partire dal culto aniconico istituito da Numa fino all’espressione dell’Unità Assoluta del Divino cantata in Virgilio.

… una pluralità di realtà, o una pluralità di unità assolute, o di esseri assoluti, così come una dualità di principi supremi sono assurdità, sotto ogni profilo. […] tutto ciò che appare come duale o molteplice, non ha che una consistenza avventizia, che deve essere intesa come sovrapposta alla Realtà Integrale unitaria della Sostanza Divina Assoluta, dalla quale l’unità, così come la dualità e la molteplicità, procedono e nella quale in effetti, in ultima istanza, sussistono e si risolvono.…

Molti esponenti dei moderni studi storico-religiosi sostengono ancora la prospettiva evoluzionistica, per la quale ritengono che la prima concezione del divino che l’uomo si è fatto sia di tipo politeistico, mentre l’affermazione del monoteismo deve essere considerata come un’acquisizione dovuta alla evoluzione dell’uomo. In realtà, qualunque vera tradizione religiosa, fin dalle sue origini, è essenzialmente “unitarista” ed è solo la perdita della visione originale della natura non duale del Divino che fa apparire delle concezioni del Divino di tipo duale o molteplice. Ogni tradizione religiosa regolare e integrale afferma innanzitutto la rigorosa unità della Divinità Suprema e, se vogliamo, la sua perfetta non dualità, giacché l’unità, che è del resto l’immediata conseguenza della pura non dualità, intesa come monade essenziale, si situa soltanto al livello dell’Ente. Per cui occorre fare attenzione quando si vuole affermare un rigoroso monoteismo originale, perchè in principio, parlando con precisione, non può sussistere neanche questo, perché il Supremo è rigorosamente non duale e perciò si colloca oltre l’unità-monade stessa. Dunque è importante non farsi coinvolgere nello storpiamento delle concezioni teologiche originarie, operato dagli studiosi profani moderni, i quali vedono delle differenze originarie là dove non esistono.

Nella terza parte si tratta più specificamente del culto unitario del Divino Non Duale nel periodo imperiale romano. A partire dalla teologia divina unitaria del primo periodo imperiale, si esaminano le fondamenta metafisiche e filosofiche del culto solare, fino alla codifica di Giuliano Imperatore. Si focalizza l’attenzione sull’unità del culto dell’Vnvm Nvmen Mvltiplex e sul culto del Dio Sole, discipline che costituiscono il cuore dell’ascesi iniziatica romana che conduce alla divinizzazione dell’animo.

Un altro aspetto fondamentale è costitutito dall’affermazione dell’Unità del Divino e dell’Unità Trascendente dei culti religiosi come base per la realizzazione della Pace Universale nell’Orbe. Questa posizione religiosa ha caratterizzato tutta l’azione dell’ultimo difensore dell’opera salutare universale di Roma, Quinto Aurelio Simmaco. Infine si tratta della continuità del culto del Divino Non Duale da Macrobio a Marziano Capella, quest’ultimo, nella composizione dell’Inno al Sole ha voluto sigillare una precisa fase della tradizione esoterica romana, per la quale il Sole intelligibile, rappresentando il vertice del Divino, inteso nella sua dimensione formale, costituisce la forma del Divino, in cui concordano tutte le teologie e dunque costituisce la pace trascendente delle religioni.

L’Inno al Sole, in quanto principio della mistagogia e della fotagogia intrinseca all’iniziazione romana, da Marziano Capella in poi, ha assunto un ruolo fondamentale, che è stato rispettato da tutti quei sodalizi e quei cenacoli che hanno continuato la tradizione misterica romana per tutto il corso del Medioevo e del Rinascimento, per perpetrarsi fino ad oggi.

 

Informazioni aggiuntive

Collana

Sestante

Autore

A cura dell'A.R.Q.

Anno di edizione

2022

Rilegatura

Brossura cucito

N. di pagine

184

ISBN

978-88-31966-31-3

Formato

15×21

Editore

Victrix Edizioni

Sommario

Parte prima

 

Il Divino, gli studi profani e la ricostituzione dei culti antichi

1. Il feticcio del politeismo e l’aberrazione del pregiudizio antimonoteistico

2. Precisazioni su monoteismo e politeismo. Le concezioni del monoteismo e del politeismo fra  Seicento e Novecento

2. a. Le concezioni moderne di teismo e monoteismo

2. b. La definizione filosofica originale del teismo

2. c. Dal teismo filosofico al monoteismo teologico. I diversi teismi

2. d. Gli sviluppi contemporanei delle concezioni teistiche

3. Precisazioni sulla natura delle definizioni e delle categorie del monoteismo e del politeismo

4. Precisazioni sul metodo regolare per lo “studio” delle religioni

5. Alcune precisazioni sulla definizione della conoscenza teologica integrale

 

Parte seconda

 

Il Divino Non Duale nelle religioni precristiane

1. L’unità assoluta del Divino nella Grecia antica

2. Sull’Unità Suprema del Divino nella religione romano-italiana

2. a. Ianvs, il Divino Non duale

2. b. Numa e il culto aniconico del Dio Supremo e degli Dei

2. c. Fulvio Nobiliore e il Dio Ineffabile

2. d. Nigidio Figulo: Giano, Apollo e il Dio Supremo

2. e. Varrone e la rigorosa Unità del Divino: oltre il politeismo

2. f. Cicerone, Dio Onnipotente e l’unità trascendente di Dio

2. g. Il Sommo Vate Virgilio e l’Unità Assoluta del Divino

 

Parte terza

 

Il culto unitario del Divino Non Duale e la Pace Universale statuita dall’Impero Romano

1. La teologia divina unitaria dal primo periodo imperiale alla riforma aureliana

2. La definizione teologica dell’unità molteplice del Divino nel periodo tardo imperiale

3. Le fondamenta metafisiche e filosofiche del culto solare universale

4. L’azione pacificante dell’Impero Divino Romano e il superamento di ogni particolarismo superbo

5. Giuliano Imperatore, il Dio Helios e la funzione universale assoluta dell’Imperatore Romano

6. Vettio Agorio Pretestato e l’unità trascendente e immanente del Divino

7. Precisazioni sulla non dualità, l’unità e la molteplicità del Divino

8. L’unità del culto dell’Vnvm Nvmen Mvltiplex e del culto del Dio Sole nell’ascesi realizzativa romana portante alla completa divinizzazione

9. Quinto Aurelio Simmaco e l’affermazione dell’unità del Divino e dell’unità trascendente dei culti come base della Pace Universale nell’Orbe

10. La continuità del culto del Divino Non Duale da Macrobio a Marziano Capella