“Se accanto alla biblioteca avrai l’orto, nulla ti manca” [1]
Benvenuti su Acanthus, il nuovo spazio di riflessione e approfondimento culturale di Victrix Edizioni.
Abbiamo scelto l’Acanto, Acanthus mollis L., non come semplice ornamento, ma come il nostro simbolo fondante. Se oggi visitiamo le antiche vestigia di Pompei, Ercolano o le ville di Stabia, troviamo ancora questa pianta negli angoli ombrosi, rendendo viva una continuità con il passato che il tempo non è riuscito a spezzare.
Un Simbolo Ispiratore e Trascendente
L’Acanto è molto più di una pianta: è una narrazione completa.
Secondo il mito, fu la grazia delle sue foglie a ispirare allo scultore Callimaco la creazione dell’Ordine Corinzio, l’apice dell’architettura classica. La sua forma – le foglie che, crescendo sulla tomba di una giovane, ripiegarono sui bordi di un canestro – divenne il simbolo del culto per le arti belle e poi della resurrezione nell’architettura cristiana.
Per gli antichi, era una pianta in grado di proteggere i luoghi sacri, simbolo di longevità, rinascita e guarigione. La pianta d’Acanto, fin dall’antichità, è stata utilizzata per usi medicinali, perfino contro i veleni.
Nell’Ara Pacis, le sue foglie adornano il monumento alla pace di Augusto, elevandola a massima espressione di stabilità e armonia.
Per Pascoli era il “fior del Poeta” un’immagine di bellezza, al contempo austera e snella.
Perché “Acanto” per Victrix Edizioni?
Affidiamo ad Acanto la nostra rubrica perché la sua storia racchiude la nostra missione: nulla che appartenga alla nostra storia ci è estraneo.
Il mito greco narra che la ninfa Acanto fu trasformata in una pianta spinosa, adatta all’ombra, ma bisognosa del Sole per vivere. Allo stesso modo, le radici profonde della nostra cultura classica e della nostra tradizione romano-italiana resistono nell’ombra dei secoli, ma sono pronte a fiorire di nuovo grazie alla luce della conoscenza.
Attraverso i contributi del blog Acanto, ripercorreremo l’antica sapienza e le radici della nostra civiltà: dall’architettura al pensiero, dalla letteratura alla medicina tradizionale.
Vi invitiamo a seguire le parole che fioriranno in questo spazio, sotto la protezione di questa pianta che simboleggia l’immortalità della Memoria.
L’uomo dovunque svolga il suo sguardo, non può [fare] a meno di non accorgersi di un’infinità di esseri che lo circondano, e dei fenomeni che con leggi immutabili e sapientissime gli accompagnano, e da ciò è condotto quasi involontariamente ad ammirare un ordine supremo e ad ammettere un Essere Onnipotente, eterno ed infinito, che crea, dà e mantiene la vita, regge e governa.”
(I Miti e i Simboli delle Piante presso i Greci ed i Romani, di Reivas dell’Ibis, Victrix Edizioni, pag.9)
[1] (“Si hortum in bibliotheca habes, nihil deerit”), Marco Tullio Cicerone, Epistulae ad familiares, Libro IX, Epistola 4, indirizzata a suo amico e studioso, Marco Terenzio Varrone.)

